Home| Chi siamo| Cosa facciamo| Perchè siamo nate | Spiritualità| La nostra storia | Libreria| Fondatore|Famiglia Paolina| Preghiere |Archivio | Links | Scrivici | Area Riservata |Webmail | Mappa del sito

 

È APOSTOLATO PAOLINO

 

L’estate 2016 si è aperta e si è chiusa con due Festival del cinema: parteciparvi è stato per me come un regalo per festeggiare il 20° di professione perpetua e il 25° di prima professione. Sono due Festival molto diversi, nella loro comune passione per il cinema: il Festival di Bologna, che si svolge ogni anno in Piazza Maggiore e nelle sale della Cineteca, ha un taglio più culturale, dove quello che conta è il cinema in quanto arte; la Mostra del cinema di Venezia, che si tiene al Lido, ha una veste più commerciale e mondana, anche perché in gioco ci sono premi di livello internazionale. Se a Bologna vengono proiettate opere del passato (dalle origini agli anni ’70 e poco più), a Venezia c’è uno sguardo sul cinema del presente: a Bologna si vedono film di Chaplin e Kubrick, a Venezia Sorrentino e Piccioni, solo per citare gli italiani. Anche il pubblico cambia: a Bologna, solo cinefili, che amano fermarsi a riflettere sui film, apprezzarne la bellezza, nella forma e nei contenuti; al Lido si fa sfoggio di abiti e lustrini, fino alle due di notte, si discute dei possibili canali di distribuzione, di incassi, si è molto attenti agli articoli dei giornalisti (numerosi e agguerriti), che amano spesso il film scandalo destinato ad incassare molti soldi. Ad esempio, il film di Sorrentino, The young Pope, è uno di quelli che meno è piaciuto alla critica, ma ha raccolto sette minuti di applausi, preludio di incassi record.
Un film pieno di luoghi comuni, sull’ipocrisia della Chiesa, sui sogni segreti (ed erotici, ovviamente) del Papa, sugli aspetti che da sempre vengono messi in scena dai registi (lo scorso anno fu Il caso Spotlight a far parlare di sè, sui preti pedofili statunitensi). Nulla di originale. Eppure, questo film, che sarà una serie televisiva (quelle di Venezia erano solo le prime due puntate) è destinato ad avere successo: la gente sarà convinta che le cose siano così e solo così, senza andare oltre e porsi domande. Ricordiamocene, nella nostra preghiera quotidiana, sia essa l’Offertorio paolino o altra. Così come sarebbe bello ricordarci di far celebrare Sante Messe per i divi di Hollywood, ai quali Bologna ha dedicato una rassegna: Marlon Brando, Elisabeth Taylor e Montgomery Clift, solo per fare alcuni nomi, che hanno vissuto drammi interiori e delusioni disperate, senza che, forse, nessuno ora si ricordi di presentarli alla misericordia di Dio. Anche questo è apostolato paolino.

Sabina M.